Sterilizzare il mancato gettito Irap derivante dalle agevolazioni introdotte dall’ultima legge di stabilità. Abolire l’obbligo di restituzione allo stato dei maggiori incassi sulla tassa automobilistica. Alleggerire il vincolo del pareggio di bilancio per rilanciare gli investimenti.
Sono queste le principali richieste presentate dalle regioni durante l’audizione svolta ieri davanti alla commissione bilancio del senato. Un provvedimento, quello all’esame di palazzo Madama, che a dispetto del nome tocca direttamente anche le amministrazioni regionali, ma soprattutto rappresenta un’occasione fondamentale per i governatori per ripresentare una serie di correttivi già proposti durante i lavori della legge di stabilità 2015, ma poi accantonati.
In materia di Irap, la stabilità ha reso totalmente deducibile dalla base imponibile il costo sostenuto per lavoro dipendente a tempo indeterminato. Essa, inoltre, ha abbassato le aliquote per tutti i settori produttivi. Tali agevolazioni hanno arrecato un danno alle casse delle regioni che ora i governatori chiedono al governo di rimborsare, forti della previsione della legge 42/2009 sul federalismo fiscale, che impone la contestuale adozione di misure per la completa compensazione delle minori entrate.
Le regioni chiedono ,inoltre, all’esecutivo di fare marcia indietro sulla pretesa di acquisire alle casse erariali il maggior gettito derivante dalle maggiorazioni tariffarie introdotte dal 2007 con la legge 296/2006 commisurate alle «Direttive euro» dei veicoli e introitato nei loro bilanci. La somma complessivamente richiesta ai governatori è di tutto rispetto e ammonta a 1.054 milioni, ma l’obbligo di versarla allo Stato non sembra più compatibile con l’attribuzione alle stesse regioni della titolarità della tassa operata dal dlgs 68/2011, che pone come unico limite quello di operare variazioni di aliquota entro margini prestabiliti dalla legge statale.
Infine, le regioni chiedono una modifica normativa che permetta, di sostenere gli investimenti pubblici, attraverso l’esclusione per il 2015 degli impegni in conto capitale per gli investimenti effettuati. Ciò almeno per le amministrazioni che hanno pagato nei tempi previsti dalla legislazione vigente secondo l’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 9 del dpcm 22 settembre 2014.
In ogni caso, secondo i governatori, occorre aprire una riflessione generale sugli effetti complessivi della l 243, al fine di impedire al paese di trovarsi, a partire dal 1° gennaio 2016, in una situazione di totale impasse sul fronte degli investimenti pubblici.
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